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Fotografare come McCurry ovviamente è un titolo esagerato… non me ne vogliate!

Come ricorderà qualcuno con cui ne ho parlato nei mesi scorsi, tempo fa mi sono incistato su Steve McCurry. Ma come cavolo fa ad ottenere sempre, e dico sempre, quel tipo di ritratti, con quel tipo di luce, mentre è in giro per il mondo? Un ritratto di McCurry lo riconosci al volo, e le condizioni in cui scatta non credo siano particolarmente controllate. Eppure ci riesce. Così mi ero messo a studiare, a cercare di capire… ho anche comprato il suo librone, senza peraltri trovarci nulla di più delle foto che già avevo visto.

Questa sera Elena, la mia compagna, ha deciso di ridursi come un minatore del Bangladesh per dare la calce ad una stanzina di casa nostra. Quando l’ho vista, e quando ho visto la stanzina… BAM! Ecco, quella secondo me è la tipica situazione di luce naturale che cerca McCurry. Bloccata Elena, messo bimba su passeggino, messo bimbo su vasino (fai la cacca! Svelto!) sono riuscito a far 3 scatti prima che la consorte si rompesse le balle. Secondo me, la teoria è giusta. Lo scatto è quello qua sopra.

Non risponde ad alcuni dei criteri-base di McCurry, lo so: principalmente non si vedono bene gli occhi, che sono un po’ la base del McCurry style, e Elena è vestita di bianco, cosa che McCurry cerca sempre di evitare (vuole che la parte luminosa della foto sia il volto).
Ma a me interessava la luce. E la luce c’è. E’ proprio quella. Diffusa ma tridimensionale. Ecco lo schema di funzionamento: è una stanza di casa mia, in studio ognuno se lo può ricostruire come gli pare, ma la cosa veramente interessante è riconoscerlo di volta in volta in giro, come fa McCurry, ed utilizzarlo.

PS:   Un’altra differenza secondaria, ma che può risultare interessante per chi sia affascinato da come lavora McCurry, è che lui pare non usi spesso l’esposizione manuale, ma si fida dell’esposizione automatica al limite compensandola (di solito sottoesponendo).

Erano le 6 di sera, sole estivo velato che NON entrava direttamente dalla finestra:

schema McCurry

In pratica abbiamo due luci finestra, una principale ed una di controluce. Essendo quella sera il cielo velato, possiamo immaginarci la situazione di due bank 100×70 (quindi luce morbida) ma con griglia sopra (quindi luce morbida, ma direzionata… come entra da una finestra, avete presente?).

La finestra più vicina al soggetto illumina il lato destro dell’immagine, quella più lontana disegna un lieve controluce ma soprattutto illumina maggiormente lo sfondo sulla sinistra dell’immagine. Infatti fate caso nella foto: il camice e il muro dietro sono più o meno grigi, quindi uno si aspetterebbe una certa confusione. Invece la parte destra del camice è molto illuminata dalla finestra vicina, mentre il muro dietro no, e la parte sinistra del camice (e la spalla) è invece più al buio… ma la’ lo sfondo è maggiormente illuminato dalla finestra che fa il controluce. Si tratta quindi di uno schema di illuminazione incrociato, in cui una luce principale arriva da un lato ed illumina il soggetto, mentre la luce secondaria illumina in direzione contraria lo sfondo, staccandone il soggetto grazie alla differenza progressiva dei due effetti.

Per ultimo vi lascio anche una foto che riprende tutto il, ehm…, “set” 🙂

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Come vedete dalla foto completa del set, davanti al soggetto c’e’ una cucina economica bianca. La domanda è: ha fatto da pannello riflettente? La risposta è: sì. Infatti ho dovuto mitigarne l’effetto sulla parte bassa del corpo. Quindi direi che NON deve far parte della scena, per le prossime volte! 🙂

(aggiornamento del 15 agosto 2014)
Anche Loris Salussolia ha fatto una foto nella “Saletta McCurry”, a me e mia figlia: eccola